Storia di Brignano
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Scritto dal prof. Claudio Bolandrini

Le origini di Brignano Gera d’Adda risalgono molto probabilmente all’insediamento romano nella pianura bergamasca verificatosi nel corso del I° secolo a.C.

A testimonianza dell'insediamneto romano sono i reperti archeologici ritrovati sul territorio comunale e precisamente in Via Pagazzano nell' anno 1979, durante dei lavori di scavo, consistenti in un recinto funerario con rilievi di epoca romana ( databili metà del I sec. d.C.) e qui sotto riportati

I reperti ( vedi foto sopra) sono conservati presso il Civico Museo Archeologico di Bergamo-P.zza Cittadella 3- Città Alta-Bergamo - http://www.museoarcheologicobergamo.it/

Sembrano suffragare tale ipotesi i numerosi reperti archeologici rinvenuti negli ultimi due secoli, tracce dell’antica centuriazione romana ancora visibili nell’impianto ortogonale dell’insediamento urbano e della rete stradale ed idrografica, e infine lo stesso toponimo riconducibile forse al nome gentilizio romano “Brinnius”.
La presenza a Brignano di un “castrum”, ossia di un recinto fortificato difensivo, e di una chiesa al suo interno è attestata da un atto notarile del 1019 con il quale Arduino I, figlio di Giselberto conte Palatino del Comitato Bergomense, e la moglie Wilia promettono al vescovo di Cremona Landolfo e, tramite la sua persona, alla Pieve di Fornovo le decime di Brignano e del contado limitrofo.

Il “castrum” viene eretto molto probabilmente nel corso del X secolo sotto la giurisdizione del comitato bergomense dei conti Gisalbertini, quando, dopo la fine dell’impero carolingio decretata dall’abdicazione di Carlo II il Grosso (877 d.C.), il debole regno di Berengario (888-924 d.C.), marchese del Friuli e poi re d’Italia, avversato dai grandi feudatari della penisola, non riesce ad opporsi efficacemente alle invasioni barbariche degli Ungari provenienti dalla Pannonia.

L’ipotesi che questo primo recinto fortificato cingesse l’abside della Chiesa di Sant’Andrea risulta quasi sicuramente confermata da una bolla pontificia del 1120 nella quale papa Callisto II da Piacenza conferma ad Alberto Priore e ai monaci cluniacensi di S. Paolo d’Argon le esenzioni e le immunità monastiche concesse loro dal suo predecessore Pasquale II.

La Chiesa di Sant’Andrea compare ancora in una lettera che il medesimo papa Callisto scrive quattro anni più tardi, nel 1124, dal Palazzo Laterano al vescovo di Cremona Oberto.

Il testo di questo documento viene parzialmente ripreso in una lettera scritta nel 1187 a Ferrara da papa Gregorio VIII al vescovo Sicardo per chiarire la condizione giurisdizionale di alcuni beni della Chiesa di Cremona, probabilmente oggetto di un contenzioso sorto tra l’autorità diocesana e l’ordine monastico riformato dei cluniacensi.

Nel 1186 il territorio di Brignano viene ceduto in feudo dall’imperatore Federico I di Svevia, il Barbarossa, ai Visconti di Milano per ricompensarli dell’appoggio politico e militare da loro avuto nel condurre la rappresaglia contro la città di Cremona, rea di aver assalito Crema.

Nel 1272, a seguito delle lotte per il possesso del Ducato milanese, Brignano passa ai Torriani, per poi ritornare nel 1310 e restare stabilmente sotto la signoria dei Visconti - tranne che per un breve periodo di dominazione veneta – fino al 1892, quando si è spenta Antonietta Visconti Sauli, l’ultima erede di un ramo cadetto della nobile famiglia milanese.

Nel corso del XIV e del XV secolo Brignano assume l’importanza strategica di avamposto in terra di confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano i cui territori erano allora divisi dal Fosso Bergamasco, che uscendo dall’Adda sotto Capriate si gettava dopo un lungo e tortuoso percorso nell’Oglio tra Calcio e Calcinate: per questa ragione tanto i Visconti quanto i Veneziani durante la loro breve dominazione, durata dal 1437 al 1441, rafforzano ed ampliano il sistema difensivo del borgo di Brignano, munendolo di torri, ponte levatoio e possenti mura.

La linea brignanese dei Visconti inizia nel 1397 quando Gian Galeazzo Visconti che aveva usurpato con una congiura la signoria di Milano allo zio Bernabò imprigionandolo e avvelenandolo nel castello di Trezzo (19 dicembre 1385) riconosce il feudo di Brignano a Sagramoro I, figlio illegittimo che Bernabò Visconti aveva avuto da Montanina Lazzari.

I beni brignanesi passano in eredità nel 1465 ai fratelli Sagramoro II e Pierfrancesco, nipoti del primo Sagramoro, poi ufficialmente investiti nel 1470 del feudo di Brignano e Pagazzano dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza-Visconti.

Un particolare richiamo merita nella storia del ramo brignanese dei Visconti Francesco Bernardino Visconti, nato nel 1579, fratello di Galeazzo, feudatario di Brignano Gera d’Adda, nella cui persona lo storico Cesare Cantù e lo stesso Manzoni identificano “l’Innominato” dei Promessi Sposi.

Le vicende di Brignano sono prevalentemente legate alla discendenza di Sagramoro II, detentrice del diritto di primogenitura, fino al 1716 quando, alla estinzione di questa con la morte del conte Marcantonio Visconti, vi subentrano i discendenti contemporanei del ramo di Pierfrancesco: i fratelli Pirro, Annibale e Luigi, figli di Alfonso Visconti.

Sono Pirro, Grande di Spagna, Gran Cancelliere dell’Impero per la Lombardia (deceduto nel 1725), ed Annibale, Comandante supremo delle forze imperiali in Italia (morto nel 1747) a commissionare il rifacimento settecentesco dell’edificio oggi denominato “Palazzo Nuovo”: con l’adeguamento stilistico ai canoni estetici del tempo operato da Giovanni Ruggeri, Architetto romano, autore di diverse opere in Lombardia (tra cui la villa Trivulzio ad Agrate Brianza, la facciata di Palazzo Cusani a Milano e quella della basilica di S. Martino a Treviglio), si viene così a completare la lunga e complessa evoluzione del Palazzo di Brignano da Castello a Palazzo o Villa.
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