Vicende artistiche di Palazzo Vecchio e di Palazzo Nuovo

Palazzo Vecchio si presenta come una costruzione solida ed austera impostata su due ali che le conferiscono la caratteristica forma ad L. Gli studi concordano nel ritenerlo un chiaro esempio di architettura tardo rinascimentale, risalente alla seconda metà del Cinquecento.
Le decorazioni murali che si trovano al suo interno vengono eseguite in momenti diversi, prevalentemente nel corso del diciassettesimo e del diciottesimo secolo: il maestoso portone ligneo finemente dipinto è opera di inizio Seicento, le statue affrescate della sala del trono sono datate 1675, e lo scalone d'onore è un esempio di pittura settecentesca dagli evanescenti toni rococò. Visita guidata

Palazzo Nuovo, così come ci appare oggi, è il risultato di molteplici fasi costruttive. Attualmente non è visitabile in quanto si tratta di una proprietà privata.
Il nucleo più antico dell'edificio si trova nel corpo mediano, lungo il lato Sud, dove il muro esterno, verso il fossato, risulta più massiccio, ed il profilo non perpendicolare al suolo come nelle altre due ali del complesso, bensì spiovente, ricorda le mura fortificate e le preesistenze architettoniche di cui è possibile vedere qualche permanenza lungo la circonvallazione del paese.
L'ala di mezzogiorno è inoltre caratterizzata, sia a piano terra sia a quello nobile, da decorazioni dal sapore secentesco, le quali si discostano in modo netto dal resto della vasta campagna decorativa settecentesca.
In una sala del piano nobile è dipinta la data 1668, ed illuminanti sono state a questo proposito anche alcune statue affrescate rinvenute durante i restauri in un ambiente precedentemente adibito a cucina, stilisticamente vicine a quelle affrescate nella Sala del trono di Palazzo Vecchio.
Osservando l'impianto decorativo secentesco di Palazzo Nuovo si può supporre che anche prima dell'intervento di Ruggeri il corpo di fabbrica possedesse una connotazione ben strutturata, impostata su due piani disposti lungo il versante Sud. La presenza di un loggiato, visibile nelle stampe di Dal Re, dava inoltre vita ad una soluzione strutturale del tutto simile a quella dell'adiacente Palazzo Vecchio.
Ma è nel corso del diciottesimo secolo che Palazzo Nuovo diviene quella maestosa dimora che la rende una delle più belle della Lombardia.
Agli albori del Settecento l'aristocrazia legata all'Impero, forte della sua egemonia indiscutibile a livello locale, avvia una nuova era dell'edilizia, ed i committenti dei palazzi e delle ville di campagna sono spesso gli uomini più in vista della politica del tempo. Nel nostro caso si tratta dei fratelli Pirro e Annibale Visconti, che effettuano la loro ascesa proprio nel secondo decennio del diciottesimo secolo, rivestendo importanti cariche e ottenendo riconoscimenti persino dall'imperatore Carlo VI. Decidono quindi di affidare i lavori di abbellimento del loro palazzo a uno dei protagonisti dell'architettura di questo periodo, ovvero Giovanni Ruggeri, la cui provenienza romana è sintomo di novità e raffinatezza per i committenti. Nonostante non risulti mai iscritto al Collegio degli Ingegneri e degli Architetti, istituzione fondamentale in Lombardia per la formazione degli artisti in ambito architettonico, i nobili insistono per averlo nelle corti.
Lo stesso Dal Re lo indica come artefice del rinnovamento brignanese, affermando che Ruggeri progetta "un grandioso anfiteatro, che con arte mirabile, di due palazzi cospicui ch'erano prima, ne forma ora uno solo oltremodo magnifico", e da allora la bibliografia esistente si è rivelata concorde riguardo la sua presenza qui, mentre risulta più problematico stabilire l'effettiva portata del suo intervento.
Si ritiene che l'architetto abbia aggiunto due prolungamenti che si innestano sulle estremità del corpo centrale, conferendo alla struttura uno schema più articolato, dalla forma ad U. La corte interna è caratterizzata da un porticato impostato su colonne binate al pianterreno, mentre il loggiato che correva lungo il piano nobile viene chiuso per consentire la realizzazione di alcuni locali, tra cui spicca il grandioso salone di rappresentanza situato nell'ala orientale, gioiello dell'edificio.
Il poco spazio a disposizione di Ruggeri, dovuto soprattutto alle preesistenze architettoniche, ha dettato le condizioni per la progettazione, ed è sostanzialmente a questa mancanza di superficie che si devono l'apparente stranezza e l'asimmetria che contraddistinguono il complesso, il cui orientamento è rivolto verso settentrione, mentre il grande giardino scenografico si estende lungo il lato occidentale, creando un asse ruotato di 90° rispetto alla dimora, e sviando ogni canone di simmetria.
Anche l'accesso al palazzo è reso difficile a Nord dallo stagliarsi della maestosa e dispersiva esedra decantata da Dal Re, la quale sembra rendere impossibile ogni sorta di dialogo con l'ambiente esterno, chiudendo in un abbraccio forzato il sontuoso edificio.
A differenza di un'altra costruzione che presenta un anfiteatro simile, ovvero Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno, dove esiste un intero asse che riguarda e coinvolge il centro abitato creando una dialettica continua, a Brignano la struttura appare completamente estranea a quanto la circonda.
Ognuna delle tre ali che costituiscono Palazzo Nuovo è dotata di una sorta di guglia dai caratteri orientali: nel lato centrale si trova la torre dell'orologio, raggiungibile attraverso una ripida scaletta lignea, ad Ovest si innalza la suggestiva sommità di un minuscolo appartamento indipendente da dove si apre una spettacolare visione dell'intero centro abitato, mentre l'unica estremità non accessibile è quella del lato Est, incantevole conclusione affrescata della sala di rappresentanza.
Per quanto concerne la decorazione pittorica, le due ali Est ed Ovest si impongono per la varietà e la complessità degli episodi narrati, ricco e forbito esempio di arte settecentesca. Tra gli artisti attivi nel fervido periodo settecentesco del cantiere si annoverano i fratelli Fabrizio e Giovanni Antonio Galliari, di cui resta una sala firmata, Giovanni Antonio Cucchi a cui sono tradizionalmente riconosciuti la Stanza dei Giganti ed altri ambienti, e Mattia Bortoloni, esecutore della stanza dell'Eroe ferito.
Anche se questa non è la sede per affrontare un argomento tanto complesso, non va dimenticato che la superficie affrescata di Palazzo Visconti trabocca di personaggi mitologici ed episodi allegorici. La sapienza con cui sono impostati i cicli pittorici aumenta il pregio di questa dimora, dove si assiste, da parte dei committenti, ad una manifestazione di arte ed erudizione che vanno oltre all'autocelebrazione e all'etnocentrismo, per stemperarsi in una dimensione europea.